Storia

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L’Associazione Mir I Dobro di Viggiù (VA) : il volontariato italiano in Bosnia, ambasciatore di solidarietà internazionale e di cultura.

8 dicembre 1991, Viggiù (Varese).Una di notte. Alcune persone sono radunate in un magazzino e stanno caricando cinque grossi furgoni di generi alimentari di prima necessità. Fra poco partiranno per la Bosnia dove la guerra infuria da giugno. In mezzo a loro il parroco del paese, pronto a confessare chi lo desidera. Si vuole partire con tutto in ordine, anche con Dio. “Siamo rimasti sul ciglio della strada a vederli andare” dirà in seguito una testimone ” Erano tutti pallidi, bianchi, preoccupati perché sapevano che i posti dove sarebbero passati erano sotto le granate, come Fiume e Zara. A vederli partire mi sono venute le lacrime agli occhi, perché pensavo a loro e ai parenti lasciati a casa. Ho detto: ‘Soltanto la Madonna può dirigere questo’, perché quel viaggio era proprio andare incontro alla morte.”

Da allora si sono susseguiti circa 200 convogli umanitari, tante esperienze, tanti pericoli, tante grazie. Dai cinque furgoni iniziali si è passati a 46 mezzi, tra cui TIR e autoarticolati, che durante la guerra trasportavano farina, per la tanta fame che c’era e oggi portano mattoni, per ricostruire la speranza. Il piccolo gruppetto è diventato l’Associazione Mir I Dobro, in croato Pace e Bene, con oltre duecento persone iscritte, in maggioranza provenienti dall’Italia settentrionale (Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna).

Tutto è incominciato da un pellegrinaggio a Medjugorje in Erzegovina, in provincia di Mostar, dove milioni di pellegrini credono e attestano che da oltre 19 anni lì appare la Madonna a sei ragazzi veggenti, fattisi oggi adulti. Chiarina Daolio con il marito ed un piccolo gruppo di amici visita Medjugorje proprio nei primi giorni della guerra e si ritrova tra i carri armati, con il problema di tornare a casa. Questa esperienza la segna profondamente e sente in se il bisogno impellente di aiutare quella popolazione. Consigliata da un amico, telefona a Padre Jozo Zovko francescano OFM, conosciuto e amato dai pellegrini di Medjugorje per essere stato il parroco di Medjugorje al tempo delle prime apparizioni e incarcerato dal potere politico di allora per aver difeso i veggenti e ciò che a Medjugorje si manifestava. Padre Jozo è anche noto per essere uomo di grande fede, testimone privilegiato dell’evento spirituale nato a Medjugorje e diffuso in tutto il mondo, ricco di carismi e di doni dello Spirito Santo. Migliaia sono le persone che hanno potuto sperimentare come per un volere misterioso di Dio, lui stesso sia il mezzo attraverso il quale Gesù guarisce e ridona la pace. Molte sono le persone esorcizzate e sanate per le preghiere di Padre Jozo. Moltissime hanno ricevuto una nuova vitalità, una nuova giovinezza della fede attraverso la sua predicazione e benedizione. Infine, il Padre asserisce egli stesso di aver visto la Madonna nella chiesa di Medjugorje e con lui, altre persone.

Chiarina, dunque, si mette in contatto con il Padre e questi, con gioia, accoglie la mano offerta e la invita a raccogliere gli aiuti e a “portarli lei stessa”. Conscia del pericolo, Chiarina rimane perplessa alla proposta di portare lei stessa gli aiuti in quelle zone di guerra. Ha una famiglia, due figli, il lavoro da commercialista. Da lei dipendono altre persone. Ma si fida e con pochi altri, parte. Da allora sperimenta ogni giorno la Provvidenza di Dio, che non priva di prove e sofferenze ma dà significato ad ogni azione. Capisce, con gli amici dell’Associazione, di far parte di un progetto che va al di là di lei, che non potrebbe mai realizzare con le proprie piccole forze: è un disegno della Madonna. Un progetto molto concreto: oltre 20.000 tonnellate di aiuti di prima necessità portati dai convogli, che hanno sfamato l’Erzegovina e i villaggi fino a Sarajevo; decine di persone curate in ospedali italiani e quintali di medicinali, attrezzature, sale operatorie, apparecchi per dialisi, arredi, ecc. ,assicurati agli ospedali bosniaci; ristrutturazioni di edifici e di chiese; l’ installazione di una radio, Pax e Bonum, realizzata con il contributo della Regione Lombardia, che darà anche un aiuto per le spese di trasporto dei convogli …

Finalmente torna la pace nella terra martoriata di Bosnia. Con la fine della guerra, la Bosnia non fa più notizia sui nostri giornali e in televisione. Ma le ferite della guerra non si rimarginano solo perché non fanno più notizia. Oggi il dolore più grande della Bosnia sono gli orfani di guerra e le madri vedove. Non si deve dimenticare che questo giovane Stato non garantisce l’assistenza e non ha ancora sviluppato una rete di servizi socio- assistenziali e socio-educativi per i minori. In questa società, inoltre, è ben lontana la cultura del volontariato e dell’impegno sociale. Esistono delle forti reti familiari e parentali che fondano il sistema sociale e la sua sicurezza. E quando vengono meno queste reti primarie esiste veramente un problema di sopravvivenza. E’ per questo che oggi Mir I Dobro con Padre Jozo, fine conoscitore della sua terra, lavora a favore dei più deboli, rappresentati dagli orfani di guerra. L’impegno si articola in tre progetti:

a) L’adozione a distanza – oltre 4.200 bambini vivono con il sostegno economico proveniente da famiglie di tutto il mondo, in maggioranza italiani, che con una piccola offerta mensile, circa 60.000 lire, garantiscono il loro mantenimento e gli studi. In questo modo i piccoli possono rimanere nella loro terra, tra la loro gente. Loro sanno di essere “pensati” anche da persone lontane, ma vicine con il loro amore. Questo tipo di adozione consente a un popolo di non morire, di avere di nuovo speranza;

b) Programma di formazione estiva sull’Isola di Jakljan, nei pressi di Dubrovnik, in bungalows di quello che era un villaggio turistico prima della guerra, concesso dal Governo croato in comodato a Padre Jozo e allestito completamente da Mir I Dobro. Da tre anni l’Associazione contribuisce a garantire il vitto a oltre 2.500 bambini e adolescenti orfani e le loro madri che trascorrono un periodo di vacanza estiva suddivisi in turni di soggiorno. La vacanza è un momento di serenità, di guarigione e di gioia per i bambini segnati dal dolore della perdita di uno o entrambi i genitori e per le mamme vedove ferite dalla sofferenza, dalla povertà e dall’abbandono in cui versano con grande dignità. Un’adolescente ci diceva “I primi giorni mi sono annoiata sull’isola… dopo pochi giorni è avvenuto in me un grande cambiamento. Una grande forza è entrata nel mio subconscio, nella mia disperazione e nel mio dolore”. E’ la forza risanatrice che solo l’Amore può dare. Molti ragazzi vedendo i volontari di Mir i Dobro impegnarsi per loro e con loro, si chiedevano il significato del loro operare, stupiti che non venissero pagati. Pensiamo che questo sia il modo migliore per educare alla cultura del volontariato;

c) La casa di accoglienza “Sacra Famiglia” per bambine e ragazze orfane di guerra, che sta sorgendo a Siroki Brijeg – Listica a circa 20 km. da Mostar e da Medjugorje, sul terreno donato dal Comune. La casa potrà ospitare circa cento ragazze e sarà gestita dalle Suore Scolastiche Francescane, sotto la guida di Padre Jozo. Una parte dell’edificio in costruzione sarà destinata alle attività per la popolazione giovanile di Siroki Brijeg, con laboratori di computer, pittura, musica e alle iniziative di formazione spirituale religiosa. Per la nostra cultura e storia quando si parla di “orfanotrofi” si rimanda a immagini grigie di tristezza. Infatti, giustamente, nella nostra società italiana si organizzano servizi residenziali per minori in difficoltà strutturati in comunità alloggio per un numero ristretto di bambini (10/15 al massimo). Oggi in Bosnia non si può pensare di risolvere il problema degli orfani di guerra con questa modalità perché mancano le risorse economiche (statali e private), esistono poche figure educative specializzate, che assomigliano più ai nostri pedagogisti che agli educatori professionali necessari, e il numero degli orfani è elevatissimo. Ma il problema più grave è la mancanza di tutela dei minori e i pericoli che essi incontrano: Padre Jozo raccontava come recentemente sia sparita una ragazza orfana, ospitata da una famiglia di un paese vicino e non si riesca più a trovarla. Il problema della prostituzione minorile è sempre in agguato ed è per questo che la Regione Emilia Romagna ha erogato un particolare contributo per la casa di accoglienza.

Questi sono i progetti di Mir I Dobro che potranno essere realizzati con l’aiuto della Provvidenza e di tutti quelli che vorranno aiutare, così come è stato fino ad oggi. Basti pensare che si sono spesi più di 2 miliardi solo per la costruzione di una parte della “Sacra Famiglia” e che tanti ancora ce ne vorranno.

Ma Mir I Dobro non si limita all’azione. L’Associazione vive con due polmoni: il primo è la carità e le opere che essa esige per essere vera; il secondo è la testimonianza della fede nella Trinità, origine di tutto, e in Maria, nostra gioia. Ecco allora che contemporaneamente ai primi convogli, si organizzano i pellegrinaggi a Medjugorje, anche questi su invito di Padre Jozo. Angioletta, sorella di Chiarina, guida tecnica di più di cinquanta pellegrinaggi, racconta: “Ad un certo punto Padre Jozo dice a Chiarina: ‘ Grazie del nutrimento dei corpi che ci portate, ma vogliamo anche voi, la vostra presenza, i pellegrinaggi’ . E Chiarina risponde: ‘Ma Padre, come facciamo? Ma chi verrà in questo tempo di guerra? Noi siamo volontari, ma non ci sono Agenzie turistiche disposte a organizzare dei viaggi qui.’ E ribatte: ‘La Madonna ha detto che protegge, non temete: questa parrocchia di Medjugorje, i convogli e tutti i pellegrini sono sotto il suo manto’. E infatti mai è stato bombardato alcun pullman dei pellegrini. Arrivavano le granate prima e dopo il nostro passaggio in un luogo, soprattutto a Zara dove eravamo ‘in vetrina’ per i cecchini, ma non ci hanno mai colpiti. Eravamo sicuri della protezione della Madonna, non avevamo paura.” Il primo pellegrinaggio è partito nel marzo 1992 e molte persone in questi anni hanno potuto sperimentare il dono e le grazie di Medjugorje, “Lourdes e Fatima” dei nostri giorni, luogo di conversione per questa nostra generazione.

In sintesi, lo stile di Mir I Dobro è la condivisione ed il rispetto del popolo bosniaco e della sua cultura, anche quando a volte i criteri di giudizio possono essere diversi. Crediamo che solo con la testimonianza di una vera solidarietà disinteressata possiamo contribuire umilmente a sanare le ferite della violenza indimenticabile subita da questo popolo con la guerra. Ma anche a guarire tante lacerazione che tutti noi ci portiamo dentro e che ci sollecitano nella ricerca della Verità.

“So che il vostro cuore sarà aperto e pronto ad aiutarci in quello che non è un lusso ma un bisogno. In questo momento non possiamo tacere ma dobbiamo chiedere e gridare che tutti i cuori siano aperti per imparare ad amare” (Padre Jozo Zovko)